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Le delizie del campeggio

24. Luglio 2014

8 note

Chi sogna l’esperienza del campeggio torna anche a condizioni primitive di abbigliamento e di cibo. Così, mentre le guide e i portatori si occupano di coperte, giacigli, provviste crude e attrezzatura, l’eterogeneo gruppo di temporaneamente “decivilizzati” penetra in fila indiana nei boschi, dando il via alla sua esaltante e faticosa marcia. L’esaltazione deriva in parte dalla libertà dalle costrizioni sociali, in parte dall’avventura dell’esplorazione; la fatica è quella interminabile dei cammini impervi, del peso sulle spalle, della cupa monotonia di alberi e fitti cespugli che impediscono qualunque altra visione, se non, di tanto in tanto, un fugace squarcio di cielo. Si scalano penosamente le montagne, si guadano i torrenti, si attraversa in canoa i laghi solitari, si percorrono piste fangose. Provate a fingere che questo gruppo sia vittima di un esilio politico, che la legge lo abbia bandito dalla civiltà, e non potreste immaginare marcia più dolorosa; invece le privazioni volontarie diventano piaceri, ed è innegabile che il morale della compagnia migliori al crescere delle difficoltà che incontra. Per questa banda che arranca e inciampa, il mondo è libero di eleggere qualunque posto a proprio domicilio. È un movimento che promette una rivoluzione. Tutta questa virginale freschezza invita a seguire i primitivi del gioco e del disordine; la distesa sconfinata delle foreste suggerisce infinite possibilità di esplorazione e possesso. Forse stiamo calpestando un suolo dove l’uomo, dal giorno della sua creazione, non ha mai lasciato impronta; forse l’acqua di questa sorgente, che abbiamo disseppellito dalle foglie marce e dalla terra nera, non è mai stata bevuta prima, se non dai selvatici abitanti dei boschi. Percorriamo piste tracciate da animali che si nascondono, che si muovono furtivi nella vegetazione, sentieri che acuiscono il nostro senso di astrazione dal mondo. Il raro tambureggiare del picchio, il richiamo di un uccello solitario, il verso isolato della pernice… tutti questi suoni non fanno che enfatizzare l’isolamento della natura. Il ruggito del torrente di montagna, che fugge impetuoso sul suo letto di sassi, quel ruggito che si leva dalla gola e si spande, come una nebbia di rumore, attraverso tutta la foresta ( simile a un continuo frangersi di onde che hanno in sé il ritmo dell’eternità ), e poi il brivido incostante del vento tra gli abeti e i pini giganti… ah, con quale potenza queste grandiose sinfonie fugano le piccole esasperazioni della nostra misera esistenza!

Tratto da “In the wilderness” di Charles Dudley Warner

Alpi Apuane, Foce di Mosceta

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Il massacro di Gaza

12. Luglio 2014

5 note

"È in questo modo che la massa degli uomini serve lo stato, non principalmente come esseri umani ma come macchine, con i loro corpi. Essi sono l’esercito, la milizia, i carcerieri, i poliziotti, il comitato civico per garantire l’ordine, ecc."

Henry David Thoreau, Disobbedienza Civile - 1849

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This is the pool of the future. It boasts natural clear water without using chemicals, and was handmade by David Pagan Butler for a fraction of the cost of a conventional swimming pool. Hopefully, this will inspire more people to move towards an organic and natural lifestyle!

06. Luglio 2014

2 note

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Viareggio, Riserva Naturale della Lecciona

01. Luglio 2014

2 note

"La natura selvaggia attirava chi fosse annoiato o disgustato dall’uomo e dalla sua opera. Non soltanto costituiva una possibilità di fuga dalla società ma anche il palcoscenico ideale sul quale esercitare il culto che l’individuo romantico spesso faceva della propria anima. La solitudine e la totale libertà di una terra selvaggia creavano l’ambientazione ideale per la malinconia o l’esaltazione".

Da Wilderness and the american mind di Roderick Nash

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A sense of place

17. Maggio 2014

The First in a series of short films, aiming to give viewers an intimate view of wild habitats across the U.K, without the use of narration or a definitive plot, allowing viewers to take what they want from the footage, illustrating as closely as possible what it is like to explore the habitat first hand. The next film will be shot on the Exe estuary in Devon, and will play host to an entirely different cast of wildlife & habitats.

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L’unico mondo che abbiamo

08. Maggio 2014

14 note

“Osservando l’essere umano vediamo i suoi antenati umani e anche gli antenati animali, gli antenati vegetali e gli antenati minerali: ci rendiamo conto che l’essere umano è fatto di elementi non umani. In genere si discrimina fra “umani” e “non umani”, ritenendoci più importanti delle altre specie; poiché noi uomini siamo fatti di elementi non umani, però, per proteggere noi stessi dobbiamo proteggere tutti gli elementi non umani. Non c’è altro modo. Ritenere che Dio abbia creato gli esseri umani a Sua immagine, e abbia creato ogni altra cosa perché gli uomini ne facciano uso, significa già fare una discriminazione dare più importanza agli umani che non agli altri esseri. Quando ci rendiamo conto che gli esseri umani non hanno un “se” separato realizziamo che prendersi cura dell’ambiente, ossia degli elementi non umani, significa prendersi cura dell’umanità. Se vogliamo una possibilità di sopravvivenza dobbiamo rispettare e proteggere le altre specie. Il modo migliore di prendersi cura degli esseri umani è prendersi cura degli altri esseri e dell’ambiente”

Thich Nhat Hanh