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Rocky Mountain Arsenal National Wildlife Refuge

27. Settembre 2014

Photographer Rich Keen captured a tender moment between a bison & calf at the Rocky Mountain Arsenal Refuge.

Located just northeast of Denver, the Rocky Mountain Arsenal National Wildlife Refuge is a 15,000-acre expanse of prairie, wetland and woodland habitat. The land has a unique story - it has survived the test of time and transitioned from farmland, to war-time manufacturing site, to wildlife sanctuary. It may be one of the finest conservation success stories in history and a place where wildlife thrives.

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pbsnature:

A red fox dives nose first through snow searching out mice and voles http://to.pbs.org/1cKhrv2 He can’t see them, but he can hear them moving!

(via mypubliclands)

23. Settembre 2014

814 note
pbsnature:

A red fox dives nose first through snow searching out mice and voles http://to.pbs.org/1cKhrv2 He can’t see them, but he can hear them moving!

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La marcia per il clima

23. Settembre 2014

2 note

A New York decine di migliaia di persone hanno partecipato alla marcia sul clima per chiedere ai leader mondiali e alle Nazioni Unite di attuare delle politiche ambientali per ridurre i gas serra.

Il Sutra della carne del figlio

Nel Sutra della carne del figlio il Buddha racconta la storia di una coppia che, durante un viaggio con il proprio bambino alla ricerca di asilo, si trovò ad attraversare il deserto. Non avendo una chiara idea della distanza da percorrere, quando erano a metà del cammino rimasero senza cibo. I due genitori si resero conto che sarebbero morti ben presto tutti e tre, e che non avendo alcuna speranza di raggiungere il Paese al di là della parte del deserto, dove avrebbero potuto trovare asilo; alla fine presero la decisione di uccidere il loro bambino. Ogni giorno mangiavano un pezzo della sua carne per avere energia sufficiente per proseguire, portandosi poi in spalla il resto della carne del bambino perchè continuasse a seccarsi al sole. Ogni volta che finivano di mangiare un boccone della carne del figlio, si guardavano e si chiedevano: “Dove sarà ora il nostro amato bambino? “. Dopo aver narrato questa tragica storia, il Buddha si rivolse ai monaci e domandò: “Pensate che questa coppia fosse felice di mangiare la carne del proprio figlio?”. ” No, la coppia soffriva, mentre era costretta a nutrirsi della carne del figlio”, risposero. Il Buddha replicò: “Cari amici, dobbiamo nutrirci in modo da conservare la compassione nei nostri cuori. Dobbiamo mangiare in consapevolezza. Altrimenti ci accadrà di mangiare la carne dei nostri stessi figli”.

Quarantamila morti al giorno

L’unesco ha denunciato che ogni giorno muoiono circa quarantamila bambini per fame o malnutrizione; allo stesso tempo si coltivano enormi quantità di mais e grano per nutrire bestiame (bovini, maiali, polli ecc…). Oltre l’80% del mais e il 95% dell’avena prodotti negli Stati Uniti sono destinati al bestiame. Nel mondo, gli allevamenti consumano da soli una quantità di cibo equivalente alle calorie necessarie a 8,7 miliardi di persone, più dell’intera popolazione terrestre.

Nel 2005 la Fao, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha intrapreso una seria inchiesta sull’impatto ambientale degli allevamenti a livello mondiale. La relazione intitolata La lunga ombra del bestiame: Problemi e Opzioni Ambientali, è stata resa pubblica il 29 novembre 2006. Henning Steinfeld, responsabile del Livestock Information and Policy Branch, (organo d’informazione sull’allevamento del bestiame) della Fao e autore principale della relazione riassuntiva, asserisce quanto segue: ” Il settore dell’allevamento si configura come uno dei due o tre principali e significativi fattori d’inquinamento ambientale ad ogni livello, dal locale al globale. I risultati di questa inchiesta invitano ad intraprendere un’azione politica più efficace nel trattare problemi come il degrado del territorio, i cambiamenti climatici, l’inquinamento dell’aria, la scarsità e l’inquinamento delle acque e la perdita delle biodiversità. L’implicazione dell’allevamento del bestiame nei problemi ambientali è massiccia, e ugualmente vasto è il contributo che può dare alla loro soluzione. L’impatto è così rilevante che dovrebbe essere affrontato con urgenza.

Degrado dei suoli

Attualmente l’allevamento del bestiame impegna il 70% di tutto il terreno coltivabile e il 30% dell’intera suuperficie del pianeta. Le foreste vengono disboscate per creare nuovi pascoli, il che costituisce un’unlteriore spinta alla deforestazione. Per esempio in America Latina, circa il 70% delle aree disboscate della Foresta Amazzonica sono state riconvertite in pascoli. Da queste cifre possiamo renderci conto come la produzione di bestiame abbia distrutto centinaia di migliaia di ettari di foresta in tutto il mondo per coltivare cereali e creare pascoli per animali da allevamento. Per giunta, quando si distruggono le foreste, enormi quantità di anidride carbonica immagazzinata negli alberi vengono rilasciate nell’atmosfera.

Cambiamenti climatici

La produzione di bestiame da allevamento ha un grave impatto sull’atmosfera e il clima. E’ “responsabile del 18% delle emissioni di gas che causano l’effetto serra, misurate in equvalente di anidride carbonica; questa percentuale è più alta di quella prodotta dai mezzi di trasporto”. Questo significa che gli allevamenti intensivi producono più “gas serra” di tutte le automobili e camion del mondo messi insieme. Il settore dell’allevamento è responsabile del 9% delle emissioni di anidride carbonica e del 37% del metano di orgine antropica ( ossia legate alle attività umane ), la maggior parte derivante dalla fermentazione intestinale che avviene nei ruminanti. La produzione industriale di carne, uova, latticini è anche responsabile del 65% delle emissioni di protossido di azoto di origine antropica, per la maggior parte derivante dal letame.

Scarsità ed inquinamento delle acque

Più della metà dell’acqua consumata negli Stati Uniti è usata per allevare animali da macello. Occorrono in media 20.815 litri di acqua per produrre un chilo di carne, contro i 208 di acqua necessari per produrre un chilo di grano. L’attività zootecnica negli Stati Uniti produce un’enorme quantità di deizioni animali, 130 volte più di quelle umane; ogni seondo gli animali emettono oltre 39 tonnellate di escrementi. “La mggior parte dell’acqua impiegata per dissetare e accudire gli animali torna nell’ambiente sotto forma di letame e di acque di scarico. Le deiezioni animali contengono una considerevole quantità di sostanze nutritive ( azoto, fosforo, potassio ), residui di medicinali, metalli pesanti e agenti patogeni”. Questi rifuti vanno a finire nei ruscelli e nei fiumi, inquinano le sorgenti e causano infezioni che possono colpire numerose specie.

Proprio come ci ha ammonito il Buddha, stiamo mangiando la carne dei nostri figli e dei nostri nipoti. Stiamo mangiando la carne delle nostre madri e dei nostri padri. Stiamo mangiando il pianeta. In qualità di famiglia spirituale e di famiglia umana, noi tutti possiamo evitare il riscaldamento globale con la pratica di mangiare in consapevolezza. Diventare vegetariani può essere la via più efficace per combattere il riscaldamento globale. I praticanti buddisti sono vegetariani da più di duemila anni. Sono vegetariani per nutrire la compassione verso gli animali; ora sappiamo anche che mangiando vegetariano proteggeremo la terra ed eviteremo di infliggerle danni gravi e irreversibili, prevenendo l’effetto serra. Se riusciamo in questo intento, proveremo un senso di benessere. Dal momento stesso in cui faremo voto e assumeremo questo impegno proveremo pace, gioia e felicità. Per salvare la terra è sufficiente essere vegetariani. Se noi smettiamo di mangiare carne, loro smetteranno di uccidere.

Tratto da: Quando bevi il té, stai bevendo nuvole di Thich Nhat Hanh – Terra Nuova Edizioni

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If you truly love Nature

21. Settembre 2014

13 note

"Se veramente ami la natura, troverai bellezza in ogni cosa"

Vincent Willem van Gogh

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Touching the wild

21. Settembre 2014

1 nota

Joe Hutto’s idea of research is anything but normal, dedicating seven years of his life to becoming a wild mule deer. The herd would ordinarily run from any human but, incredibly, these keenly intelligent animals come to regard this stranger as one of their own. Accepted by the matriarch, he walks among them, is even groomed by them, and can lie with a pregnant doe talking to its unborn fawns. As he crosses the species divide Joe is tapping into a new understanding about these elusive animals, literally entering a deer society. The captivating joy he feels for his new family is nothing short of infectious, but this human predator also learns to see the world from the point of view of prey – and it’s an experience that will ultimately rock him to his very core; sharing their world so personally finally takes a toll that sends him back to his own kind.